Archive for the ‘televisione’ Category

L’orsetto di Sky

ottobre 15, 2008

Senz’ altro il film più bello uscito quest’anno nel nostro paese.
Mi racconta una storia bellissima, mi commuove, mi dice quello che mi deve dire.
Complimenti alla 1861 United e ai creativi Federico Ghiso e Giorcio Cignoni.

Cannes lions 2008: AbraCabral

giugno 21, 2008


Sono contento:molti dei miei spot preferiti hanno vinto. E’ il caso del cane timido di VW, dell’uomo di cioccolata di Axe, di Skittles e ovviamente del Gorilla. Ci ho preso, peccato non aver scommesso.:)
Mi spiace molto per i film italiani in concorso, soprattutto per Freddy che avrebbe meritato almeno un argento. Peccato davvero.
Alla fine per il grandprix nella categoria Tv c’è stato il pareggio tra il Gorilla e Halo3. Juan Cabral, il miglior copywriter dell’universo conosciuto nonchè direttore creativo di Fallon, quest’anno torna a casa con il grandprix per il Gorilla e con due leoni d’oro, uno per Skoda (la macchina/torta) e uno per Sony Bravia. Che dire? Film come quello del gorilla ti fanno venire la voglia di fare questo mestiere, quelli che dopo aver visto il gorilla ti dicono ” e che cacchio c’entra con la cioccolata?” a volte te la fanno passare. Ci vuole misura, uno stomaco di ferro, tanta voglia e un pò di magia: AbraCabral!

TUTTI I RISULTATI QUI.

1984 pro Obama

marzo 1, 2008

159 sportwagon

dicembre 6, 2007

Intimissimi: Muccino e la Bellucci

dicembre 6, 2007

Ballantine’s really leave an impression

dicembre 1, 2007

 Agenzia:Publicis, London 

La notte dei pubblivori è fichissima

ottobre 27, 2007

Ieri ho fatto una bela scorpacciata di spot. Questo mi ha fatto sbarellare. Il cliente è Bmw, il regista Guy Ritchie (Snatch ecc.), protagonisti una stronzissima Madonna e un serafico Clive Owen. Buon divertimento.

Napoli serenata calibro 9

ottobre 27, 2007

Luoghi comuni, rivelazioni ed episodi passati e recenti dell’ambiguo mondo neomelodico. Una galleria di storie ed immagini di un fenomeno meridionale: la globalizzazione nella marginalità. Il mercato della canzone napoletana, tra cerimonie, feste di piazza, trasmissioni televisive, produzioni discografiche e contraffazioni, produce un giro d’affari milionario che richiama l’interesse dei clan. Una storia di Napoli, raccontata attraverso scene di film e testi di canzoni, che svela gli aspetti “culturali” del potere camorrista. Dalla sceneggiata alla neomelodia si dipana un filo rosso che unisce, separando, le biografie artistiche di tanti interpreti della musica napoletana tra cui spiccano Mario Merola, Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio e Pino Daniele.
Marcello Ravveduto è Dottore di Ricerca in Storia e Sociologia dei media e dell’industria presso l’Università di Salerno. Nel 1997 ha scritto Libero Grassi. Storia di un siciliano normale, edito dalla Ediesse. Nel 2006 ha pubblicato, insieme a Isaia Sales, Le strade della violenza per l’Ancora del Mediterraneo (Premio Napoli 2007 per la saggistica). Collabora con la cattedre di Storia Contemporanea e di Storia dei mezzi di comunicazione di massa presso il corso di laurea e la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Salerno e de “La Sapienza” di Roma. È presidente dell’associazione antiracket “Coordinamento Libero Grassi”.

Wilkinson’s viral

ottobre 15, 2007

La trovo una magata in piena regola.
Un virale di sicura diffusione, prevedo epidemia.

Bmw serie 1: il giorno e la notte

ottobre 15, 2007

Il ritorno di Timberland

ottobre 15, 2007


Dopo 10 anni di assenza dagli schermi televisivi, Timberland ritorna on air con la campagna ‘Rain’, a sostegno della collezione autunno/inverno 2007-08, a partire dal 7 ottobre. Pensata per un consumatore Timberland dal profilo rinnovato, lo spot si rivolge a un pubblico maschile, individuato nella fascia d’età 25-34 anni, con educazione scolastica e reddito medio alto, attento alle questioni ambientali ed amante dell’avventura. La pianificazione, curata da Vizeum, prevede due mesi di programmazione per un totale di 3.700 passaggi tv fra ottobre e novembre su Canale 5, Italia 1, Rete 4, Sky Tv, Mtv, All Music. Oggetto della comunicazione il men’s casual gear con focus sulla giacca Benton 3-in-1 e i boots. Lo spot da 30” e 15” ritrae un ragazzo che, passeggiando in campagna, viene colto da una pioggia improvvisa. Per nulla intimorito, il protagonista, dopo aver testato con mano l’entità della perturbazione, solleva il cappuccio della sua Benton 3-in-1 e prosegue tranquillo nella sua passeggiata, perché nulla può fermare il piacere di un’avventura, se l’abbigliamento è Timberland. La creatività è di Arnold Worldwide. Il regista è The Cronenweths per la cdp Untitled Inc.
notizia tratta da pubblicitàItalia

coming soon: nip/tuck

settembre 25, 2007


Il Mcnamara/Troy si è trasferito a Los Angeles e tra un pò inizia la quinta stagione. Per chi non conoscesse la serie, ecco qua.

Somiglianze perniciose

settembre 12, 2007



Secondo me sono praticamente uguali, voi che ne pensate?

L’Italia: il paese delle donne nude

luglio 15, 2007

Far finta che il «caso» non esista, stavolta, è davvero impossibile. Basta alzare gli occhi durante il check- in in aeroporto, o accendere la tv. Loro sono lì, che aspettano. Donne, donne, donne. In formato gigantesco, sembrano uscite da un film di Fellini. Scollature profonde, sguardo malizioso. Sono lì per convincere: a comprare una valigia, a scegliere una nuova tariffa per il cellulare. Oppure, semplicemente, per «intrattenere». Succede in Italia, patria della bellezza femminile — e del suo sfruttamento. Perlomeno è questa, secondo il Financial Times, l’immagine che colpisce chi arriva nelle nostre città: corpi (inutilmente) scoperti che ammiccano dai cartelloni stradali, ragazze di nulla vestite che ancheggiano nei varietà.

Ieri, l’autorevole quotidiano della City ha dedicato la copertina del suo inserto culturale alla naked ambition (la «nuda ambizione») delle donne italiane: «A trent’anni dalle richieste delle femministe su divorzio e aborto, qui le teenager vogliono lavorare come showgirl, ballerine e vallette di quiz a premi ». La prova sta tutta nella foto che domina la pagina: una Elisabetta Canalis oversize, cellulare all’orecchio, china a guardare negli occhi l’ignaro passante — sempre che il suo sguardo non sia stato già calamitato dalla scollatura messa in risalto da un ridotto bikini rosso. È un’immagine dell’ultima campagna Tim. E da oggi, per gli inglesi, è il simbolo dell’ «arcaicità» del popolo italiano.

«Dal mio trasferimento a Milano, tre anni fa — scrive Adrian Michaels —, mi sono chiesto perché nessuno sembri preoccuparsi dell’uso incongruo che viene fatto della donna nella pubblicità e in tv… Davvero gli italiani, e in particolare le italiane, ritengono accettabile “vendere” quiz in prima serata stimolando i genitali maschili invece del cervello?». Segue reportage sul «Paese che ha dimenticato il femminismo »: Michaels elenca i balletti de L’Eredità, la gara per la successione al «trono» delle Veline, Ilaria D’Amico di cui «nessuno può dire che non conosca il calcio»,mache va in onda «invariabilmente in tubino nero», in piedi, circondata da ospiti «tutti uomini, tutti in giacca e cravatta, tutti seduti». In Gran Bretagna o negli Usa, sostiene il Ft, «questo susciterebbe reazioni di ogni tipo»; in Italia, l’abitudine ha avuto la meglio.

Sottoscrive il ministro Emma Bonino, lei che è un’«eccezione » alla regola: «Il movimento femminile non ha mai spinto per riforme strutturali». Nel Belpaese, conclude Michaels, essere donna significa ancora «dolore e sofferenza (un riferimento agli ospedali che rifiutano l’epidurale, ndr), maternità e pasta, banche chiuse (simbolo dei servizi che ignorano i bisogni delle lavoratrici, ndr)». Ovvio, quindi, che le italiane si dividano in mamme «confinate in cucina a fare i ravioli» e figlie che cercano il successo attraverso la bellezza. Magari in formato due metri per sei. Il punto, come spiega al FT il pubblicitario Sergio Rodriguez, direttore creativo di Leo Burnett Italia, «è che qui, anche quando non serve, usi una donna».

«Ma è proprio questo il problema: la mancanza di creatività — replica Alberto Abruzzese, sociologo delle comunicazioni di massa —. Pensiamo alle condizioni di lavoro dei nostri creativi, ai budget, all’assenza di formazione…». Va bene, ma la tv? Non è che lì vada meglio. «Che posso dire? È vero, punto.Manel sistema Italia, a partire dagli anni del boom, il corpo è considerato una ricchezza. Nella prima fase della sua presenza sullo schermo, poi, si doveva combattere il bigottismo della tv di Stato; e in questo momento, in cui avverto sinistri segnali di bigottismo strisciante, mi sento di ribadirlo ». Quanto alle donne, «mi pare che rispetto ai parametri del femminismo storico abbiano sviluppato maggior leggerezza».

«Ma le donne protestano, eccome — si infervora la giornalista palestinese Rula Jebreal (che un ospite non identificato, nell’ultima puntata di Annozero, definì “gnocca senza testa”, ndr)—. Il punto è che abbiamo bisogno del Ft per commentarlo, come se la questione non fosse palese; il mondo intero ci osserva e ride, e i nostri media ignorano il problema. L’Italia critica spesso il mondo arabo e musulmano, ma quando si tratta di guardare al ruolo delle donne nei media, in politica, dicono “ah no, è un’altra cosa”. L’ultimo stadio è la mancanza di diritti, è vero. Ma il primo gradino è spingere una donna a spogliarsi e stare zitta per apparire ».

tratto da Il Corriere della Sera

i love this woman and this series

luglio 10, 2007

Le serie tv non mi hanno mai appassionato. Ma dopo Nip & Tuck ho dovuto rivedere le mie posizioni. Questa donna, la mora, l’attrice olandese Famke Janssen mi fa letteralmente uscire pazzo.