Archive for the ‘scrivere’ Category

Due spot perfetti

novembre 2, 2008

Il primo è della DDB Barcellona (capolavoro assoluto). Il secondo è uno spot pro bono per Barnardos (yellow pencil al D&ad), lo firma il direttore creativo della BBH Londra, Nick Gill, una delle migliori penne del pianeta.


Perle ai porci

giugno 27, 2008

Great concept, as usual.
Copywriter: Stefania Siani / Art Director: Federico Pepe

Cannes lions 2008: AbraCabral

giugno 21, 2008


Sono contento:molti dei miei spot preferiti hanno vinto. E’ il caso del cane timido di VW, dell’uomo di cioccolata di Axe, di Skittles e ovviamente del Gorilla. Ci ho preso, peccato non aver scommesso.:)
Mi spiace molto per i film italiani in concorso, soprattutto per Freddy che avrebbe meritato almeno un argento. Peccato davvero.
Alla fine per il grandprix nella categoria Tv c’è stato il pareggio tra il Gorilla e Halo3. Juan Cabral, il miglior copywriter dell’universo conosciuto nonchè direttore creativo di Fallon, quest’anno torna a casa con il grandprix per il Gorilla e con due leoni d’oro, uno per Skoda (la macchina/torta) e uno per Sony Bravia. Che dire? Film come quello del gorilla ti fanno venire la voglia di fare questo mestiere, quelli che dopo aver visto il gorilla ti dicono ” e che cacchio c’entra con la cioccolata?” a volte te la fanno passare. Ci vuole misura, uno stomaco di ferro, tanta voglia e un pò di magia: AbraCabral!

TUTTI I RISULTATI QUI.

Cannes 2008, tutto bene, peccato per Servillo.

maggio 25, 2008

Gomorra di Garrone vince il gran premio della giuria. Paolo Sorrentino vince il premio della giuria con Il Divo. L’immenso Tony Servillo non vince la palma come miglior attore, sconfitto da Benicio Del Toro. Prevedibile. Che Guevara contro Andreotti. Non c’è partita. Sono contentissimo. Poi dice che gli italiani non vincono mai a Cannes.

Zapatero, rosso e verdone

marzo 5, 2008

Eni, Jobim and copywriting.

febbraio 13, 2008

 “…e chi dava la luce alla città non vedeva l’ora che fosse buio.” 

right to be wrong

dicembre 5, 2007


...you're entitled to your opinionBut it's really my decisionI can't turn back I'm on a missionIf you care don't you dare blur my visionLet me be all that I can beDon't smother me with negativityWhatever's out there waiting for meI'm going to faced it willingly

Napoli serenata calibro 9

ottobre 27, 2007

Luoghi comuni, rivelazioni ed episodi passati e recenti dell’ambiguo mondo neomelodico. Una galleria di storie ed immagini di un fenomeno meridionale: la globalizzazione nella marginalità. Il mercato della canzone napoletana, tra cerimonie, feste di piazza, trasmissioni televisive, produzioni discografiche e contraffazioni, produce un giro d’affari milionario che richiama l’interesse dei clan. Una storia di Napoli, raccontata attraverso scene di film e testi di canzoni, che svela gli aspetti “culturali” del potere camorrista. Dalla sceneggiata alla neomelodia si dipana un filo rosso che unisce, separando, le biografie artistiche di tanti interpreti della musica napoletana tra cui spiccano Mario Merola, Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio e Pino Daniele.
Marcello Ravveduto è Dottore di Ricerca in Storia e Sociologia dei media e dell’industria presso l’Università di Salerno. Nel 1997 ha scritto Libero Grassi. Storia di un siciliano normale, edito dalla Ediesse. Nel 2006 ha pubblicato, insieme a Isaia Sales, Le strade della violenza per l’Ancora del Mediterraneo (Premio Napoli 2007 per la saggistica). Collabora con la cattedre di Storia Contemporanea e di Storia dei mezzi di comunicazione di massa presso il corso di laurea e la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Salerno e de “La Sapienza” di Roma. È presidente dell’associazione antiracket “Coordinamento Libero Grassi”.

Harley, ca va sans dire.

ottobre 20, 2007

Harley è cliente Charmicheal Linch. Harley ha le migliori copy ad del mondo, lo dicono tutti i copy, lo dicono tutti gli insegnanti di copy. Hanno ragione. Fanno anche ottimi film.

Wilkinson’s viral

ottobre 15, 2007

La trovo una magata in piena regola.
Un virale di sicura diffusione, prevedo epidemia.

Back to kings of convenience

ottobre 9, 2007


giusto un pezzeto, qui trovate il testo
… fatevene una ragione l’amore non è poi una cosi grande verità.

CopyRisorse

ottobre 5, 2007

Cercando nel web materiale per il corso di copywriting, tra la quantità notevole di fuffa, ho scoperto alcune pepite.L’art director Arnie Presiado ha realizzato un librino dal titolo Modern Advertising Creative Tecniques: un utile strumento per risvegliare la creatività, la cui unica pecca è l’estrema sintesi che penalizza la comprensione di alcuni passaggi. Great Headlines Instantly! (pdf) è un libro completamente dedicato ai titoli: l’ha scritto Robert Boduch. E’ un testo pensato per i piccoli imprenditori (small business) e orientato al marketing diretto e alle lettere di vendita: manca totalmente la parte relativa al rapporto tra titolo e visual.

 

Il Dr. Joe Vitale scomoda l’ipnosi nel suo The Hypnotic Writing Master Course (pdf): un libro ricco di spunti e di insight sulla scrittura persuasiva. Potete scaricare lo Swipe File che “Mr. Fire” cita nel testo. L’avvertenza per questo tipo di approcci “allamericana” è: non applicate pedissequamente le “regole” che vengono impartite. Piuttosto trattatele come guidelines e stimoli per procedere nella scrittura.Però, non accontentatevi degli imitatori!Leggete l’originale cui sia Boduch sia Vitale (ma anche i vari copybloggers che dispensano consigli e suggerimenti) si sono ispirati (per usare un eufemismo): sto parlando di The ultimate sales letter di Dan Kennedy. E’ un testo fondamentale e insuperato: riporta il copywriting alla sua funzione concreta e spesso dimenticata di strumento di vendita.Infine, i 40 consigli per scrivere bene dispensati da Umberto Eco, che trovate nel Mestiere di Scrivere.

post tratto da creative classic.

Il primo videoclip con la copy

settembre 16, 2007

Bret Easton Ellis

settembre 13, 2007

Altre figate come queste negli altri suoi libri. Un grandissimo scrittore

Black, one of my favourite

settembre 12, 2007

Il testo.

L’insostenibile leggerezza dello scrivere

settembre 12, 2007

Questo brano è tratto da un libro che ho trovato su una bancarella a Roma, è un saggio di Simenon si intitola “l’età del romanzo” e parla del mestiere di  scrivere, dei ferri del mestiere e dell’ essere scrittori. Eccone un brano che mi ha fatto venire la pelle d’oca, come sempre.

“E’ facile sapere, a seconda dei risultati, se si è un buono o un cattivo operaio, buono o cattivo commerciante. Il curriculum di un funzionario riporta voti che misurano il suo valore. Per quasi tutti, esistono dei criteri, dei diplomi indiscussi. Un ingegnere è un ingegnere, un medico un medico, un avvocato un avvocato, che sia eccellente, buono, mediocre o pessimo. La sua capacità è stata riconosciuta una volta per tutte . Gli si è dato il diritto di esercitare la professione di sua scelta e il governo si sente responsabile del suo avvenire. Ma lo scrittore? Ma l’artista? Nessuno, nessun organo costituito gli ha accordato questo titolo. E’ lui che lo ha preso, senza sapere se aveva il diritto di adornarsene. Il compito che si è imposto, non gli è stato richiesto. Non risponde a nessuna necessità immediata ed è persino possibile che, tutto sommato, si riveli nocivo per la comunità. Chi rassicurerà quell’ uomo, chi deciderà se è riuscito o se ha fallito nella vita? Alcuni critici lo portano alle stelle. Vabbene! Ma un egual numero di critici lo trascinano nel fango. Il pubblico lo acclama? Intanto, ci sarà solo una parte del pubblico. Milioni di uomini restano indifferenti mentre altri sono ostinatamente ostili. Un premio? Una poltrona di accademico? Il favore di un governo? Si replicherà, spesso a ragion veduta, che questi non sono che segni di mediocrità, di abilità o di diplomazia. In definitiva, in fondo alla strada del destino che comincia nella solitudine di una camera di ragazzo , non c’è nulla, solo lo stesso ragazzo invecchiato, con un bagaglio di pagine annerite, stampate o sempre in attesa di un editore. E se, per miracolo, l’avventura si conclude con esequie nazionali , rimane la possibilità che una nuova generazione annienti quella gloria con un sorriso o un’alzata di spalle. Allora, pongo di nuovo la domanda: Perchè?

Perchè, da quando il mondo è mondo, tanti uomini, ai quali tutte le strade sono aperte, scelgono proprio quella che non porta da nessuna parte? 

condom’s complain

maggio 16, 2007

Davvero non me lo riesco a spiegare. Sto sul cazzo a tutti. Dicono che sono antipatico, arrogante, egocentrico. Che voglio stare sempre in mezzo. Eppure non dovrei esserlo, faccio un sacco di bene a tantissima gente. Ma gli umani sono fatti cosi’. Nascono e vivono per morire, nel frattempo esercitano  l’ingratitudine. Il nonno, me lo diceva sempre: “guagliò  ricordati: fai il bene scordartene e fai il male e ricordatene.”. Allora ero solo un ragazzo e non sapevo nemmeno che forma avesse il tappo di una plastica. Oggi che ho un po’ più esperienza del mondo, degli uomini e delle plastiche dico sempre:  “ fai il bene e guarda che te ne viene”. Comunque, visto che riguardo a me i più la pensano come vi ho detto,  ho dovuto imparare presto a difendermi. Sono stato sempre magro, sottile, piuttosto agile e veloce. Non avendo grossi muscoli ho  dovuto imparare presto a  far funzionare la testa. Quando in mezzo alla foresta  con gli altri latticini giocavamo a nascondino, mi infilavo dappertutto. Mi infrattavo tra i pistilli dei fiori e nelle caverne scavate dal tempo sui tronchi. Era più forte di me: appena vedevo un buco mi ci tuffavo dentro. Badate, si trattava di  posti pericolosi, tetri, bui. Mica pugnette.A volte mi cercavano per giorni  senza trovarmi mai. Più di una volta mi hanno dato per morto. Ma da quei posti riuscivo a venirne fuori sempre vivo. Tornavo a casa tutto inzuppato di polline e quella iena della mia matrigna, se non era impegnata a succhiare il collo di qualche vecchia bottiglia di tetrapak,  me le dava di santa ragione. Non piangevo mai, mi tenevo tutto dentro, e dal  mio unico occhio nessuno ha mai visto uscire nemmeno una goccia. Questa è la mia condanna, a volte è durissima. Nessuno può scegliersi il proprio destino, ci vuole fortuna, io non ne ho avuta per niente. Il mio è  proprio un destino del cazzo. Trattenere le lacrime, per evitarne molte di più al mondo. E’ questa la mia triste missione.  Là fuori è pieno di lacrime avvelenate, mai sentito parlare di quelle di coccodrillo? E’ questo il punto,  se mi dessero retta un po’ di più ci sarebbero molti più coccodrilli con gli occhi asciutti, molti di più in ogni caso. Garantito al limone. Comunque, visto che le prendevo sempre dalla mia matrigna e dai suoi magnaccia, ho dovuto affinare negli anni il mio innato  talento di incassatore. Ma restavo comunque smilzo e cosi’ ho iniziato a fare un po’d’esercizio. Mi appendevo ai rami più alti e mi lasciavo andare fino a che i i piedi non toccavano terra e poi con grande sforzo mi ritiravo su fino in cima.  Sentivo le braccia smagliarsi, faceva un male cane. La sera ero tutto un dolore, pieno di acido lattico. Mangiavo banane, bacche selvatiche e uova strapazzate che rubavo dai nidi d’uccello quando mi  arrampicavo sugli alberi.  Dopo un po’ iniziai a metter qualche grammo di muscoli. E  un po’ di colore, viola più che altro,  attorno agli occhi di chi  pensava di poter continuare a fare il prepotente con me. La matrigna si incazzava, diceva che cosi’ facendo e con me fra i piedi, visto che già era brutta come la morte , i suoi clienti non l’avrebbero cercata più. Anche per questo abbandonai la mia casa per inoltrarmi alla fine della foresta. Avevo sentito parlare di uno stregone che insegnava la nobile arte. Dopo tre giorni di digiuno, quando ormai ero allo stremo delle forze, fu lui a trovare me. Si chiamava Pablito Ernesto Duron. Faceva paura, aveva una pelle che non avevo mai visto fino ad allora, più bianca della mia e più dura  di quella di un rinoceronte. Era più magro di me, ma tre volte più forte e più resistente. Era un miracolo vederlo rompere le bacche con la forza di una sola mano. Per tre lunghi anni ho lavorato sodo, seguendo alla lettera ogni insegnamento del mio maestro. Mi faceva appendere a testa in giù  su una corda tesa sul letto del fiume, mentre la grande cascata  attraversava il mio corpo fin quasi a farmi esplodere. Dovevo restar fermo in quella posizione per ore, e resistere.  Senza fiatare mentre il sangue mi riempiva la testa. Il maestro diceva che serviva alla mia missione, che avrebbe temprato il mio spirito. Io obbedivo. Il maestro diceva che solo i più forti riuscivano a superare quella prova. Mi era molto di conforto e mi aiutava ad affrontare prove ancora più difficili. Come quando col maestro sulle spalle dovevo scalare la gola di Woodcock e una volta in cima restare in equilibrio su una pietra appuntita, mentre i venti furiosi  del nord brigavano per farmi cadere, gelandomi d’inverno e avvampandomi d’estate.Poi un giorno qualsiasi,  il maestro mi invitò  nel suo capanno a bere silicone e mi disse che non aveva più niente da insegnarmi. Mi aveva sempre parlato di un posto dove avevano bisogno di guerrieri. Ancora ubriaco attraversai la foresta fino ad arrivare in una minuscola città dove l’unica cosa viva sembrava essere la stazione dei portafogli. Coi pochi spicci che mi erano rimasti presi  il primo portafoglio per Puhket. Ho viaggiato di merda, in mezzo a sciacalli dal fiato pesante, sporchi, brutti e puzzolenti come orchi. Da quando sono arrivato qui, mi batto ogni giorno. Non so mai prima chi sarà il mio avversario. Può essere chiunque. Spesso proprio chi non ti aspetti. E quelli sono i più pericolosi.Il mio nemico sa nascondersi bene ed è subdolo come una vipera. Basta un attimo di distrazione e sei sfottuto per sempre.Ma io continuo a combattere. Voglio diventare il campione del mondo, il più forte di tutti.  Voglio combattre per altri cinque anni e poi ritirarmi pieno di fama e di gloria. Forse cosi riuscirò più simpatico. E magari mi trovo qualche amico vero è una plastica da amare per tutta la vita. Non voglio fare la vittima, forse è anche colpa mia. Può darsi che involontariamente io confermi tutti i pregiudizi che le persone hanno su di me. Però, che diamine: sono elastico di natura,  mi adatto ad ogni situazione, ho senso della misura, non sono affatto invadente e dove mi metti li’ sto. Ciononostante ho come l’impressione che la gente mi usi. Fin quando possono si approfittano di me, abusando della mia disponibilità e poi mi gettano nel cesso.  Anche con le plastiche va più o meno cosi.E che mi avete preso per un preservativo qualsiasi?

 

 


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