Archive for the ‘politica’ Category

Tra un pò si vota. Per modo di dire.

marzo 29, 2008

Mala tempora currunt. Et peiora secuntur. Sic.     

Zapatero, rosso e verdone

marzo 5, 2008

1984 pro Obama

marzo 1, 2008

Napoli serenata calibro 9

ottobre 27, 2007

Luoghi comuni, rivelazioni ed episodi passati e recenti dell’ambiguo mondo neomelodico. Una galleria di storie ed immagini di un fenomeno meridionale: la globalizzazione nella marginalità. Il mercato della canzone napoletana, tra cerimonie, feste di piazza, trasmissioni televisive, produzioni discografiche e contraffazioni, produce un giro d’affari milionario che richiama l’interesse dei clan. Una storia di Napoli, raccontata attraverso scene di film e testi di canzoni, che svela gli aspetti “culturali” del potere camorrista. Dalla sceneggiata alla neomelodia si dipana un filo rosso che unisce, separando, le biografie artistiche di tanti interpreti della musica napoletana tra cui spiccano Mario Merola, Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio e Pino Daniele.
Marcello Ravveduto è Dottore di Ricerca in Storia e Sociologia dei media e dell’industria presso l’Università di Salerno. Nel 1997 ha scritto Libero Grassi. Storia di un siciliano normale, edito dalla Ediesse. Nel 2006 ha pubblicato, insieme a Isaia Sales, Le strade della violenza per l’Ancora del Mediterraneo (Premio Napoli 2007 per la saggistica). Collabora con la cattedre di Storia Contemporanea e di Storia dei mezzi di comunicazione di massa presso il corso di laurea e la facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Salerno e de “La Sapienza” di Roma. È presidente dell’associazione antiracket “Coordinamento Libero Grassi”.

Wilkinson’s viral

ottobre 15, 2007

La trovo una magata in piena regola.
Un virale di sicura diffusione, prevedo epidemia.

primarie: my point of view

settembre 24, 2007

Ci avevo creduto, sono un tipo che crede alla befana. Mi ero speso, sono anche una persona generosa. Avevo anche accettato ritardi e mediazioni. Ma ad un certo punto bisogna dire basta. Il governo viaggia come un “si piaggio” sul mortirolo, non sono stati capaci di abbozzare una delle 10.000 cose che avevano promesso, su molti temi stanno addirittura facendo peggio del precedente governo. E questo partito democratico nasce morto, però bisogna riconoscere che involontariamente riescono ad essere comici. La lista bloccata per le primarie non è un ossimoro è una vera e propria idiozia. Ci trattano da scemi, ci fano giocare alle primarie facendoci credere che stiamo decidendo qualcosa. Lo “strumento democratico” delle primarie di cui si riempiono la bocca i vari paria, in realtà serve solo a piazzare fedeli,fedelissimi e vassalli. Abbassare il prezzo a un euro servirà solo far riparmiare qualche lira a chi porterà a votare le proprie truppe cammellate. Sono riusciti a farmi venire lo schifo, a me che milito da dieci anni, figuriamoci al resto del paese. Non si tratta di antipolitica. La politica è un’arte alta e nobile. Il problema sono questi “signori”. Non è qualunquismo, non sono tutti una chiavica, il problema è che le mosche bianche sono troppo poche e non fanno rumore. Vi risparmio le mie considerazioni sui valori e le speranze della sinistra tradite e vi lascio con un piccolo video.

Riflessioni sull’antipolitica

settembre 12, 2007

Siamo tutti un pò confusi e sbronzi dopo la tempesta mediatica del vaffanculo day. Dopo aver letto i commenti dei politici, sarà anche per la sbronza, mi vien da vomitare. Fa scandalo in questo paese di merda, si siamo davvero un paese di merda, chiedere semplicemente che i legislatori abbiano la fedina penale pulita. E’ considerato eversivo chiedere che chi è chiamato , in nome del popolo, a fare le leggi non sia il primo a violarle. Ho sentito l’odioso coro delle vergini belluine ripetere la solita solfa sul giustizialismo e sui giacobini. Ma ne ho sentite di più grosse ancora. Qualcuno ha detto “Quella manifestazione è un pericolo per la democrazia”.  Ma stiamo scherzando? E che democrazia può mai essere quella che ha paura di una manifestazione per chiedere che i condannati vadano fuori dal parlamento? Una democrazia di merda, appunto. Ovviamente poi i giornalisti, fiutata l’aria hanno messo su il solito teatrino soffermandosi sulle cazzate, tipo la critica alla legge Biagi (dove sta scritto che non si può criticare una legge?), tralasciando completamente la sostanza dell’ iniziativa di Beppe Grillo. Intanto l’antipolitica, grazie alle reazioni scomposte dei politici con la coda cacata e i morti nell’ armadio, continua ad alimentarsi.  Viene davvero voglia di credere che siano tutti uguali e che alla fine si coprano fra loro. Grillo e Travaglio, hanno tutto il mio appoggio, buttare a calci in culo fuori dal parlamento gli onorevoli condannati mi sembra una cosa sacrosanta. Una cosa normale per un paese civile.

L’Italia: il paese delle donne nude

luglio 15, 2007

Far finta che il «caso» non esista, stavolta, è davvero impossibile. Basta alzare gli occhi durante il check- in in aeroporto, o accendere la tv. Loro sono lì, che aspettano. Donne, donne, donne. In formato gigantesco, sembrano uscite da un film di Fellini. Scollature profonde, sguardo malizioso. Sono lì per convincere: a comprare una valigia, a scegliere una nuova tariffa per il cellulare. Oppure, semplicemente, per «intrattenere». Succede in Italia, patria della bellezza femminile — e del suo sfruttamento. Perlomeno è questa, secondo il Financial Times, l’immagine che colpisce chi arriva nelle nostre città: corpi (inutilmente) scoperti che ammiccano dai cartelloni stradali, ragazze di nulla vestite che ancheggiano nei varietà.

Ieri, l’autorevole quotidiano della City ha dedicato la copertina del suo inserto culturale alla naked ambition (la «nuda ambizione») delle donne italiane: «A trent’anni dalle richieste delle femministe su divorzio e aborto, qui le teenager vogliono lavorare come showgirl, ballerine e vallette di quiz a premi ». La prova sta tutta nella foto che domina la pagina: una Elisabetta Canalis oversize, cellulare all’orecchio, china a guardare negli occhi l’ignaro passante — sempre che il suo sguardo non sia stato già calamitato dalla scollatura messa in risalto da un ridotto bikini rosso. È un’immagine dell’ultima campagna Tim. E da oggi, per gli inglesi, è il simbolo dell’ «arcaicità» del popolo italiano.

«Dal mio trasferimento a Milano, tre anni fa — scrive Adrian Michaels —, mi sono chiesto perché nessuno sembri preoccuparsi dell’uso incongruo che viene fatto della donna nella pubblicità e in tv… Davvero gli italiani, e in particolare le italiane, ritengono accettabile “vendere” quiz in prima serata stimolando i genitali maschili invece del cervello?». Segue reportage sul «Paese che ha dimenticato il femminismo »: Michaels elenca i balletti de L’Eredità, la gara per la successione al «trono» delle Veline, Ilaria D’Amico di cui «nessuno può dire che non conosca il calcio»,mache va in onda «invariabilmente in tubino nero», in piedi, circondata da ospiti «tutti uomini, tutti in giacca e cravatta, tutti seduti». In Gran Bretagna o negli Usa, sostiene il Ft, «questo susciterebbe reazioni di ogni tipo»; in Italia, l’abitudine ha avuto la meglio.

Sottoscrive il ministro Emma Bonino, lei che è un’«eccezione » alla regola: «Il movimento femminile non ha mai spinto per riforme strutturali». Nel Belpaese, conclude Michaels, essere donna significa ancora «dolore e sofferenza (un riferimento agli ospedali che rifiutano l’epidurale, ndr), maternità e pasta, banche chiuse (simbolo dei servizi che ignorano i bisogni delle lavoratrici, ndr)». Ovvio, quindi, che le italiane si dividano in mamme «confinate in cucina a fare i ravioli» e figlie che cercano il successo attraverso la bellezza. Magari in formato due metri per sei. Il punto, come spiega al FT il pubblicitario Sergio Rodriguez, direttore creativo di Leo Burnett Italia, «è che qui, anche quando non serve, usi una donna».

«Ma è proprio questo il problema: la mancanza di creatività — replica Alberto Abruzzese, sociologo delle comunicazioni di massa —. Pensiamo alle condizioni di lavoro dei nostri creativi, ai budget, all’assenza di formazione…». Va bene, ma la tv? Non è che lì vada meglio. «Che posso dire? È vero, punto.Manel sistema Italia, a partire dagli anni del boom, il corpo è considerato una ricchezza. Nella prima fase della sua presenza sullo schermo, poi, si doveva combattere il bigottismo della tv di Stato; e in questo momento, in cui avverto sinistri segnali di bigottismo strisciante, mi sento di ribadirlo ». Quanto alle donne, «mi pare che rispetto ai parametri del femminismo storico abbiano sviluppato maggior leggerezza».

«Ma le donne protestano, eccome — si infervora la giornalista palestinese Rula Jebreal (che un ospite non identificato, nell’ultima puntata di Annozero, definì “gnocca senza testa”, ndr)—. Il punto è che abbiamo bisogno del Ft per commentarlo, come se la questione non fosse palese; il mondo intero ci osserva e ride, e i nostri media ignorano il problema. L’Italia critica spesso il mondo arabo e musulmano, ma quando si tratta di guardare al ruolo delle donne nei media, in politica, dicono “ah no, è un’altra cosa”. L’ultimo stadio è la mancanza di diritti, è vero. Ma il primo gradino è spingere una donna a spogliarsi e stare zitta per apparire ».

tratto da Il Corriere della Sera

sex & ad : puma

luglio 10, 2007

Il Che rivoluzionario e icona: la mostra

luglio 6, 2007

 

Che  Guevara: rivoluzionario e icona
The Legacy of Korda’s Portrait

26 giugno – 16 settembre 2007
Triennale Bovisa
A cura di Trisha Ziff
Catalogo Electa
Orari: dalle 11.00 a mezzanotte, chiuso il lunedì
Ingresso 5/4/3 euro

info sulla mostra qui

Nuovo cinema 500

luglio 5, 2007

…chapeau

Qui trovate i credits del film e gli atri due soggetti firmati Leo Burnett Torino

Mito & advertising

luglio 4, 2007

E’ il concept che Renault sta utilizzando per promuovere la sua nuova cabrio in southafrica.Che guevara con il basco allacciato. E Charlie Chapline con la bombetta. Bella idea. Si usa la potenza del mito, la sua awarness per promuovere un prodotto.

una mostra per le campagne rifiutate

luglio 2, 2007

 

“Troppo spinta”, “la gente non la capirà”, “mmm… non mi convince”, “poco originale” o addirittura “troppo originale”…
Quante volte, troppe volte, i creativi hanno ascoltato queste frasi dai clienti e si son visti rifiutare i propri lavori. Pubblicità frutto di lunghi brainstorming, di un amorevole studio strategico, di intuito, della creatività più estrema, di passione, dedizione, pathos.
Quante volte i creativi hanno trasgredito una delle regole principali del loro mestiere: non affezionarsi mai ad alcuno dei propri lavori
Consapevoli del fatto che le pubblicità rifiutate vivono ancora nella mente e nel cuore del pubblicitario “cattivo”, le agenzie di comunicazione italiane hanno deciso di riscattarle.
E allora…
Creatives are bad! Mostra delle pubblicità mai realizzate in Italia.
Da un’idea dell’agenzia di comunicazione integrata MTN Company, in collaborazione con Comunitàzione.it, un evento unico, frutto della collaborazione degli studi pubblicitari e di comunicazione italiani.
Allestita a Cava de’Tirreni (Salerno) dal 26 al 30 luglio, la seconda edizione di “Creatives are bad!” vedrà in esposizione tutte le pubblicità rifiutate e censurate, mai realizzate dalle più importanti agenzie di comunicazione italiane.
Il giusto tributo a lavori altrimenti sconosciuti.
Con l’obiettivo di far emergere la creatività dei professionisti del nostro Paese. Senza inutili rivalità. Uniti da un grande amore. Quello per la comunicazione

Concorso Partito Democratico

giugno 28, 2007

 

Come dovrà essere il nuovo partito democratico? Su quali temi dovrà incentrare la propria azione politica? Quali sono le aspettative, le speranze e le prospettive del nascente soggetto politico? Le risposte a queste domande arriveranno sottoforma di videoclip alla direzione nazionale dei Ds che ha lanciato l’iniziativa «Come ti vorrei», un concorso per cortometraggi amatoriali e professionali realizzati da singoli o gruppi di persone ma tutti rigorosamente con meno di 35 anni.

IL NUOVO PARTITO – L’iniziativa punta a tracciare un ritratto del nuovo partito con l’occhio delle future generazioni, quelle che – forse non a caso – hanno preso contatto con il mondo della politica dagli anni 90 in avanti, quando già il muro di Berlino era un ricordo. I video saranno, isomma, una sorta di «you tube» della Quercia che creerà così un archivio di materiale filmato a futura testimonianza degli stati d’animo del popolo diessino alla vigilia dell’importante trasformazione che attende il partito. Una versione aggioranta, si potrebbe dire, della «Cosa», il film-documentario girato tra il 1989 e il 1990 da Nanni Moretti nelle sezioni del vecchio Pci dopo la svolta della Bolognina che portò alla nascita del Pds.

GIURIA E PREMIAZIONI – La giuria che giudicherà le opere è composta tra gli altri dalla pubblicitaria Annamaria Testa e dal regista Mimmo Calopresti. I filmati potranno avere una durata compresa tra 15 e 150 secondi. Saranno premiati il miglior video, la migliore idea e la migliore realizzazione. Il concorso si concluderà il 15 settembre a Reggio Emilia, durante la Festa nazionale dell’Unità dedicata alla cultura e alla creatività giovanile, dove verranno premiati i migliori lavori per la categorie miglior video, migliore idea e migliore realizzazione. Il premio per il vincitore per il miglior video sarà un biglietto aereo per il giro del mondo. Il bando del concorso sarà consultabile sul sito http://www.dsonline.it

Veltroni vale 10 punti percentuali

giugno 26, 2007

Quale può essere l’apporto di Veltroni, al risultato elettorale del Pd? Al solito, va sottolineato che nessuno, tanto meno i sondaggi, può prevedere il futuro. Ma si possono fare alcune ipotesi, ricordando che da diversi anni le elezioni si vincono soprattutto in relazione a ciò che viene comunicato durante la campagna e — in misura minore — a ciò che si è effettivamente realizzato rispetto alle promesse del passato.

DS e Margherita ottengono oggi nel loro insieme il 24-26% delle intenzioni di voto, con un calo di circa l’1% rispetto a due mesi fa. Ma solo una parte (76%, anche in questo caso con un calo di circa il 2%) di costoro dichiara di «prendere in considerazione » il nuovo partito. Ne consegue che l’apporto da DS e Margherita al Pd sarebbe pari grossomodo al 18-20% dell’elettorato. Cui va aggiunto un 2% circa di elettori di altri partiti e una quota rilevante (attorno al 3% dell’elettorato con, in questo caso, un forte incremento da qualche settimana a questa parte) degli indecisi e degli astenuti, che mostrano, in questo periodo, una crescente e speranzosa attenzione per la nuova forza politica. È grazie a questi ultimi, dunque, che, malgrado le defezioni nel centrosinistra, il Pd riesce a mantenere i consensi attorno al 23-25%.

E l’effetto Veltroni? Il leader, come si sa, è molto popolare anche al di fuori del centrosinistra. Più di un italiano su cinque, pur non votando per un partito di governo, dichiara di apprezzarlo: molti tra questi sono indecisi e astenuti, che, come si è visto, fanno sempre più parte del mercato potenziale del Pd e che potrebbero decidersi a votarlo, proprio per la presenta del Sindaco di Roma. Inoltre, Veltroni è molto stimato anche nell’elettorato del centrosinistra che non sceglie oggi Ds o Margherita o che, pur votandoli, non è intenzionato a optare per il Pd. Nell’insieme, se costoro decidessero di seguire comunque Veltroni, dandogli la propria fiducia come leader del Pd, si otterrebbe un incremento del consenso al partito addirittura superiore al 10%.

La potenzialità, dunque c’è ed è relativamente estesa. Ma si tratta di trasformarla in realtà: tramutare le intenzioni di voto in consensi «veri». Per farlo efficacemente Veltroni dovrà, tra l’altro: – apparire «giovane» e innovativo. E’ vero infatti che nei sondaggi è il più gettonato tra i leader del centrosinistra, ma è vero anche che i suoi consensi provengono in misura relativamente maggiore dai più anziani. Il Sindaco di Roma deve conquistare le nuove generazioni.
– evitare di essere considerato mera espressione dei partiti, di sembrare il prodotto delle scelte delle burocrazie. Al riguardo, sono in molti a ricordargli che, nella vicina Francia, né Royal né Sarkozy sono stati designati «automaticamente» dai loro partiti, anzi. Da questo punto di vista, a Veltroni conviene la immediata realizzazione di vere primarie competitive e non di plebisciti.
– assumere posizioni concrete sulle diverse questioni. È questa in particolare la richiesta dell’elettorato «mobile». Un segmento di votanti molto importante. Oggi in misura ancora maggiore, con l’incremento di chi afferma la disponibilità a votare a destra come a sinistra, basandosi principalmente sulle argomentazioni — e, seppure inconsapevolmente — sull’immagine dei diversi candidati. Nel complesso, tra un quinto e un sesto degli italiani (il 14,4%) si dichiara oggi «potenzialmente mobile» da una coalizione all’ altra.

Proprio costoro si accontentano sempre meno di mere posizioni di principio o di generico «buonismo», ma dichiarano di voler conoscere sin d’ora cosa intende fare il futuro leader del PD sulla Tav, sulle tasse, sulle pensioni, ecc.. I «potenzialmente mobili» costituiscono il vero mercato da conquistare. Anche — specialmente — da parte di Veltroni e del nuovo partito che si appresta a dirigere.

Renato Mannheimer

Coca Cola did it again

giugno 26, 2007

Chiaramente ispirato al videogame blockbuster “gta”, questo spot è una gran figata.

W l’Italia

giugno 26, 2007

Micol Talso & Mariangela Lacedra, dell’agenzia 1861 United, vincono l’oro nella sezione Film della Young Creative Competition . Nell’anno più nero per l’Italia le due giovani creative salvano l’onore della patria. Complimentoni. Visto che infuria il dibattito sul perchè non si vince a Cannes, ecco il pensiero di una delle giurate italiane.Ulteriori dibattiti sono in corso sul blog dell’ adci e su quello delle gatte di via plinio. 

L’antivelina Dove vince l’oro a Cannes

giugno 26, 2007


grandissimo film, non capisco davvero perchè la Dove non impieghi massicciamente in Italia questa campagna. Finora ho visto solo “un quarto di crema idratante”.

Dio ci salvi dalla creatività

giugno 21, 2007

Bazzicando il blog dell’ adci ho trovato questo interessante articolo di Pasquale Barbella.Ne pubblico un pezzo per esigenze bloggistiche, il resto lo trovate qua

Art director e copywriter di tutto il mondo, ribellatevi. E’ giunto il momento di respingere una volta per tutte l’orrendo epiteto di Creativi. E’ un’etichetta importuna e indecente, satura di equivoci e volgarità: causa tra le piú tenaci di molti peccati che si commettono controla comunicazione.

La definizione di Creativi, applicata a coloro che hanno la funzione di progettare ed elaborare messaggi commerciali, va rifiutata per piú d’un
motivo:

1.          Sottende un’ombra di razzismo verso il resto dell’umanità. E’ come definire gli Intelligenti o i Geniali una circoscritta categoria professionale.

2.          Inibisce e impigrisce i compagni d’avventura – committenti e colleghi – e li disimpegna dalle proprie responsabilità, inducendoli ad aspettarsi interventi miracolistici dai soli mattacchioni dello zoo “creativo”. Creativi devono essere anche gli addetti alla gestione, all’organizzazione, al marketing, alla ricerca, alla pianificazione, alla direzione del personale, alle segreterie, al centralino.

3.          E’ una definizione oscillante tra il serio e il goliardico; lusinghiera ai limiti dell’adulazione, ma anche fragile per overdosedi promessa. I famigerati Creativi sono ora idolatrati a mo’ di semidei, ora tollerati con imbarazzo e sospetto, alla stregua di imbonitori o di giovani marmotte mal cresciute. Potenti senza potere, bizzarri inventori di fiabe dal suggestivo quanto instabile congegno, essi inscenano architetture da ammirare e smontare con dirompenti manovre della ragione.

4.          E’ un appellativo che contiene in sé i germi opposti della deferenza e dell’insulto, specie in un paese dove i raffinati usano eufemismi come Intellettuale, Geniale, Artista per darti del matto o dello scemo. Molto tempo prima di convertirmi al copywriting, quand’ero lo sbarbato magazziniere di un’officina di Potenza, il simpatico titolare della ditta dava indifferentemente dello Stronzo o del Poeta al malcapitato che incorresse nel suo disprezzo.

5.          E’ un titolo palesemente selettivo, che ti colloca in modo automatico all’opposizione. La presenza di Creativi in un dato organismo presuppone la convivenza con un’ampia e imprecisata classe di Non-Creativi. Disponete Creativi e Non intorno a un tavolo di lavoro e vi accorgerete di quanto labile sia il confine fra l’incontro e lo scontro, la cooperazione e il boicottaggio, la cordialità e l’ironia, l’ironia e il sarcasmo, il costruire e il distruggere. (Si pensi all’annosa criminalizzazione degli Account Executive –– Dio mio, anche questi dovrebbero un giorno mobilitarsi per un cambio di titolo! – da parte dei Creativi, e viceversa).

www: vai walter veltroni

giugno 21, 2007

Credo che Veltroni sia l’unico capace di dare slancio ad un centrosinistra asfittico, senza più slancio, tonico come le braccia di  Fassino. Spero si candidi, spero che D’Alema alla fine non lo freghi. Voglio che vinca le primarie. Spero che diventi presidente del consiglio la prossima volta. Realisticamente è l’unico che può giocarsela contro Berlusconi. Spero che riesca a mettre un pò di sogno in questa politica piena di incubi. Al nostro paese, dal mio punto di vista, serve una persona come lui. Che metta in pratica il meglio di Kennedy e il meglio di Berlinguer. Credo ancora alla befana. Se va male stavolta, non metterò più le calze sul camino.