Archive for the ‘creativini’ Category

Nando’s after dinner.

maggio 22, 2008

In book al D&AD global student awards 2008.
Tutti i risultati qui.
E’ il mio primo riconoscimento. Sono contento.

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quicksilver dynamite viral

marzo 8, 2008

Mirko Virgili’s spacciamorte

marzo 2, 2008

1984 pro Obama

marzo 1, 2008

Dentifricio

febbraio 13, 2008

Questi video sono stati realizzati senza effetti speciali. 

Cancelleria per creativi

gennaio 27, 2008

Uno strumento veloce, completo. Ideale per chi deve giudicare la creatività.:)Lo trovate qui.  

Ballantine’s really leave an impression

dicembre 1, 2007

 Agenzia:Publicis, London 

formicare è fichissimo

novembre 14, 2007

un viral fatto col cuore

novembre 10, 2007

la scimmia fa ridere

novembre 2, 2007

Lynch for Gucci

ottobre 28, 2007

Harley, ca va sans dire.

ottobre 20, 2007

Harley è cliente Charmicheal Linch. Harley ha le migliori copy ad del mondo, lo dicono tutti i copy, lo dicono tutti gli insegnanti di copy. Hanno ragione. Fanno anche ottimi film.

Gli schermi di nokia

ottobre 20, 2007

Wilkinson: il gioco!!!

ottobre 15, 2007


Che dire? Niente, meglio linkare e b(b)asta.
Chapeau pour JWT Paris.

http://www.ffk-wilkinson.com

Wilkinson’s viral

ottobre 15, 2007

La trovo una magata in piena regola.
Un virale di sicura diffusione, prevedo epidemia.

Fila’s viral

ottobre 9, 2007


🙂

How to promote broadband by Fallon

ottobre 8, 2007

gisele c’est toujour gisele

settembre 30, 2007

Lei è dappertutto, superstar del “manifesto” di YSL. Qui vende i suoi sandali.Poesia.

reuters su Nolita

settembre 30, 2007


blogopedie

luglio 18, 2007

E fu così che i «diaristi anonimi dalla sessualità incerta» (definizione coniata a Napoli nel «lontano» 2004, a margine di una tavola rotonda su weblog e scrittura) si trasformarono negli interlocutori più ambiti dal mondo del business. I blog, altrimenti detti «diari online», compiono 10 anni e si prendono la rivincita: più dinamici dei siti, conquistano i vertici dei motori di ricerca, diventando la nuova frontiera del marketing globale.

Un anniversario trionfale, celebrato da siti e media tradizionali, dal Guardian al Wall Street Journal. Una data «ufficiale» di fatto non c’è, ma i miti tramandati nella Rete sono concordi nell’identificare Dave Winer come «il» protoblogger, colui che nel 1997 sviluppò il software da cui prese il via l’ultima rivoluzione di Internet. Il termine weblog, «traccia su rete», nacque pochi mesi dopo. Da lì all’abbreviazione in blog, il passo fu breve. «Si potrebbe definirlo un punto di presenza personale all’interno della Rete — sintetizza Giuseppe Granieri, autore di «Blog Generation» (Laterza) e blogger su bookcafe. net —,un’enorme redazione collettiva che svolge una funzione importante di emersione dei contenuti del web». Ce n’è di ogni tipo: personali o politici, vlog (con i video) o urban blog (dedicati a una città). Crearli è facile, per tenerli in vita bastano passione e ritagli di tempo. Oggi, secondo l’ultimo censimento di Technorati, ne esistono più di 70 milioni. Alcuni non sono più attivi, altri sono aggiornati di rado; di fatto, però, ogni secondo, in qualche angolo sperduto del mondo, un nuovo blog emette il suo primo vagito telematico.

Il blog, per i suoi sostenitori, è un’onda d’urto democratica. In occasione dell’11 settembre o dello tsunami, i media si fecero bagnare il naso dai blogger, veri campioni del citizen journalism, il «giornalismo dal basso». Bloggano i politici (il più tecnologico, con tanto di sbarco su Second Life, è Antonio Di Pietro), i manager (si chiamano corporate blog), gli scrittori. Qualche blogger ha compiuto il percorso inverso ed è diventato una celebrità, dall’inglese Belle de Jour all’italiana Pulsatilla. Gli italiani, ecco. «Siamo ancora una comunità ristretta — spiega Granieri — per problemi di lingua e cultura: qui si è iniziato a sdoganare il blog solo nel 2005». «I media ci valorizzano poco —aggiunge Luca Conti, re dei blogger con il suo Pandemia — mentre all’estero siamo spesso considerati come fonti».

Dalla classifica BlogBabel esce comunque l’istantanea di una blogosfera in cui la fama nel «mondo esterno» vale come un asso di picche: per i profani, i top blogger italiani sono quasi emeriti sconosciuti, compreso quel Gianluca Neri autore dello scoop del rapporto Usa sul caso Calipari. Due le eccezioni: Beppe Grillo e Luca Sofri. Ma dallo scorso autunno, qualcosa si è mosso. Sulle scrivanie dei manager europei è comparsa una ricerca Ipsos sull’influenza dei blog per l’orientamento agli acquisti «e le aziende — spiega Conti — hanno capito che avere buone relazioni con noi è vantaggioso: ben posizionati sui motori di ricerca, con un’ampia rete di contatti… e ora ci danno la caccia». Con buona pace di Bruce Sterling, il padre del cyberpunk che pronosticava la fine dei blog nel 2017, la second life dei blogger è appena iniziata.

Gabriela Jacomella dal corriere della sera