Archive for the ‘blogging’ Category

How to be creative by Hugh MacLeod

marzo 29, 2008

Hugh MacLeod MacLeod, an advertising executive and popular blogger with a flair for the creative, gives his 26 tried-and-true tips for being truly creative. Each point illustrated by a cartoon drawn by the author himself. If you’ve ever felt the draw to do something creative but just haven’t been able to pull it together, you’ll love this manifesto.

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  • Guru Red Manifesto by Mike Smock
  • About the author: Hugh MacLeod is a brand consultant, copywriter and cartoonist. Born in America but educated in the UK, he has spent most of his life shuttling between the two countries. He started out in straight TV advertising writing in the early 90s but with the advent of new media it evolved into new brand thinking and cultural transformation. His website,http://gapingvoid.com, is widely read in the blogosphere.

     

    Blow up, figata.

    marzo 5, 2008


    http://www.iloveblow.com
    Ancora non credo ai miei occhi.

    Ballantine’s really leave an impression

    dicembre 1, 2007

     Agenzia:Publicis, London 

    formicare è fichissimo

    novembre 14, 2007

    la scimmia fa ridere

    novembre 2, 2007

    Lynch for Gucci

    ottobre 28, 2007

    La notte dei pubblivori è fichissima

    ottobre 27, 2007

    Ieri ho fatto una bela scorpacciata di spot. Questo mi ha fatto sbarellare. Il cliente è Bmw, il regista Guy Ritchie (Snatch ecc.), protagonisti una stronzissima Madonna e un serafico Clive Owen. Buon divertimento.

    how to make a masterpiece with a droodle

    ottobre 20, 2007

    Saatchi & Saatchy, Oackland

    il ritmo delle linee di audi

    ottobre 20, 2007

    BBH, London
    tra i loro clienti anche Levi’s, Google, the Mail, Gordon’s, Bertolli, Vodafone, Kfc

    Wilkinson: il gioco!!!

    ottobre 15, 2007


    Che dire? Niente, meglio linkare e b(b)asta.
    Chapeau pour JWT Paris.

    http://www.ffk-wilkinson.com

    Wilkinson’s viral

    ottobre 15, 2007

    La trovo una magata in piena regola.
    Un virale di sicura diffusione, prevedo epidemia.

    Back to kings of convenience

    ottobre 9, 2007


    giusto un pezzeto, qui trovate il testo
    … fatevene una ragione l’amore non è poi una cosi grande verità.

    di internet si muore

    settembre 17, 2007

    PECHINO (CINA) – Deceduto a causa della sua passione. Un giovane è morto dopo una maratona di tre giorni di giochi PECHINO (CINA) – Deceduto a causa della sua passione. Un giovane è morto dopo una maratona di tre giorni di giochi online in un cybercafè¨ di Guangzhou, nella Cina meridionale. Stroncato dal troppo web: questa sembrerebbe l’ipotesi piu’ probabile secondo i giornali locali che hanno riportato la notizia.

    LA VICENDA – L’uomo, trent’anni, si è sentito male sabato scorso, dopo aver passato 72 ore consecutive su Internet. Trasportato in ospedale, non è riuscito a superare la crisi. Il personale medico ha confermato che il troppo tempo trascorso su Internet potrebbe avergli causato problemi cardiaci. Non si conosce, al momento, quale sia il gioco online che ha tenuto il giovane incollato allo schermo fino all’esito fatale. Attualmente, gli internauti in Cina sono circa 163 milioni. La web-dipendenza, diffusa soprattutto tra i ragazzi, ¨ una delle maggiori preoccupazioni del governo, che ha cercato di correre ai ripari con una serie di provvedimenti ad hoc. L’apertura di nuovi cybercaffè è stata vietata e sono stati imposti limiti di tempo ai giochi online. Veri e propri centri di disintossicazione, inoltre, sono sorti per aiutare i «drogati della rete» a liberarsi dalla propria dipendenza. Ad aprile, infine, il presidente Hu Jintao ha lanciato una campagna per la «purificazione» della Rete. Obiettivo: eliminare i contenuti immorali che circolano sul web. Un repulisti che non ha colpito solo il materiale pornografico online, ma anche i siti politicamente «scorretti», ovvero quelli che non diffondono i valori del Partito comunista  

    blogopedie

    luglio 18, 2007

    E fu così che i «diaristi anonimi dalla sessualità incerta» (definizione coniata a Napoli nel «lontano» 2004, a margine di una tavola rotonda su weblog e scrittura) si trasformarono negli interlocutori più ambiti dal mondo del business. I blog, altrimenti detti «diari online», compiono 10 anni e si prendono la rivincita: più dinamici dei siti, conquistano i vertici dei motori di ricerca, diventando la nuova frontiera del marketing globale.

    Un anniversario trionfale, celebrato da siti e media tradizionali, dal Guardian al Wall Street Journal. Una data «ufficiale» di fatto non c’è, ma i miti tramandati nella Rete sono concordi nell’identificare Dave Winer come «il» protoblogger, colui che nel 1997 sviluppò il software da cui prese il via l’ultima rivoluzione di Internet. Il termine weblog, «traccia su rete», nacque pochi mesi dopo. Da lì all’abbreviazione in blog, il passo fu breve. «Si potrebbe definirlo un punto di presenza personale all’interno della Rete — sintetizza Giuseppe Granieri, autore di «Blog Generation» (Laterza) e blogger su bookcafe. net —,un’enorme redazione collettiva che svolge una funzione importante di emersione dei contenuti del web». Ce n’è di ogni tipo: personali o politici, vlog (con i video) o urban blog (dedicati a una città). Crearli è facile, per tenerli in vita bastano passione e ritagli di tempo. Oggi, secondo l’ultimo censimento di Technorati, ne esistono più di 70 milioni. Alcuni non sono più attivi, altri sono aggiornati di rado; di fatto, però, ogni secondo, in qualche angolo sperduto del mondo, un nuovo blog emette il suo primo vagito telematico.

    Il blog, per i suoi sostenitori, è un’onda d’urto democratica. In occasione dell’11 settembre o dello tsunami, i media si fecero bagnare il naso dai blogger, veri campioni del citizen journalism, il «giornalismo dal basso». Bloggano i politici (il più tecnologico, con tanto di sbarco su Second Life, è Antonio Di Pietro), i manager (si chiamano corporate blog), gli scrittori. Qualche blogger ha compiuto il percorso inverso ed è diventato una celebrità, dall’inglese Belle de Jour all’italiana Pulsatilla. Gli italiani, ecco. «Siamo ancora una comunità ristretta — spiega Granieri — per problemi di lingua e cultura: qui si è iniziato a sdoganare il blog solo nel 2005». «I media ci valorizzano poco —aggiunge Luca Conti, re dei blogger con il suo Pandemia — mentre all’estero siamo spesso considerati come fonti».

    Dalla classifica BlogBabel esce comunque l’istantanea di una blogosfera in cui la fama nel «mondo esterno» vale come un asso di picche: per i profani, i top blogger italiani sono quasi emeriti sconosciuti, compreso quel Gianluca Neri autore dello scoop del rapporto Usa sul caso Calipari. Due le eccezioni: Beppe Grillo e Luca Sofri. Ma dallo scorso autunno, qualcosa si è mosso. Sulle scrivanie dei manager europei è comparsa una ricerca Ipsos sull’influenza dei blog per l’orientamento agli acquisti «e le aziende — spiega Conti — hanno capito che avere buone relazioni con noi è vantaggioso: ben posizionati sui motori di ricerca, con un’ampia rete di contatti… e ora ci danno la caccia». Con buona pace di Bruce Sterling, il padre del cyberpunk che pronosticava la fine dei blog nel 2017, la second life dei blogger è appena iniziata.

    Gabriela Jacomella dal corriere della sera