L’insostenibile leggerezza dello scrivere

Questo brano è tratto da un libro che ho trovato su una bancarella a Roma, è un saggio di Simenon si intitola “l’età del romanzo” e parla del mestiere di  scrivere, dei ferri del mestiere e dell’ essere scrittori. Eccone un brano che mi ha fatto venire la pelle d’oca, come sempre.

“E’ facile sapere, a seconda dei risultati, se si è un buono o un cattivo operaio, buono o cattivo commerciante. Il curriculum di un funzionario riporta voti che misurano il suo valore. Per quasi tutti, esistono dei criteri, dei diplomi indiscussi. Un ingegnere è un ingegnere, un medico un medico, un avvocato un avvocato, che sia eccellente, buono, mediocre o pessimo. La sua capacità è stata riconosciuta una volta per tutte . Gli si è dato il diritto di esercitare la professione di sua scelta e il governo si sente responsabile del suo avvenire. Ma lo scrittore? Ma l’artista? Nessuno, nessun organo costituito gli ha accordato questo titolo. E’ lui che lo ha preso, senza sapere se aveva il diritto di adornarsene. Il compito che si è imposto, non gli è stato richiesto. Non risponde a nessuna necessità immediata ed è persino possibile che, tutto sommato, si riveli nocivo per la comunità. Chi rassicurerà quell’ uomo, chi deciderà se è riuscito o se ha fallito nella vita? Alcuni critici lo portano alle stelle. Vabbene! Ma un egual numero di critici lo trascinano nel fango. Il pubblico lo acclama? Intanto, ci sarà solo una parte del pubblico. Milioni di uomini restano indifferenti mentre altri sono ostinatamente ostili. Un premio? Una poltrona di accademico? Il favore di un governo? Si replicherà, spesso a ragion veduta, che questi non sono che segni di mediocrità, di abilità o di diplomazia. In definitiva, in fondo alla strada del destino che comincia nella solitudine di una camera di ragazzo , non c’è nulla, solo lo stesso ragazzo invecchiato, con un bagaglio di pagine annerite, stampate o sempre in attesa di un editore. E se, per miracolo, l’avventura si conclude con esequie nazionali , rimane la possibilità che una nuova generazione annienti quella gloria con un sorriso o un’alzata di spalle. Allora, pongo di nuovo la domanda: Perchè?

Perchè, da quando il mondo è mondo, tanti uomini, ai quali tutte le strade sono aperte, scelgono proprio quella che non porta da nessuna parte? 

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