L’Italia: il paese delle donne nude

Far finta che il «caso» non esista, stavolta, è davvero impossibile. Basta alzare gli occhi durante il check- in in aeroporto, o accendere la tv. Loro sono lì, che aspettano. Donne, donne, donne. In formato gigantesco, sembrano uscite da un film di Fellini. Scollature profonde, sguardo malizioso. Sono lì per convincere: a comprare una valigia, a scegliere una nuova tariffa per il cellulare. Oppure, semplicemente, per «intrattenere». Succede in Italia, patria della bellezza femminile — e del suo sfruttamento. Perlomeno è questa, secondo il Financial Times, l’immagine che colpisce chi arriva nelle nostre città: corpi (inutilmente) scoperti che ammiccano dai cartelloni stradali, ragazze di nulla vestite che ancheggiano nei varietà.

Ieri, l’autorevole quotidiano della City ha dedicato la copertina del suo inserto culturale alla naked ambition (la «nuda ambizione») delle donne italiane: «A trent’anni dalle richieste delle femministe su divorzio e aborto, qui le teenager vogliono lavorare come showgirl, ballerine e vallette di quiz a premi ». La prova sta tutta nella foto che domina la pagina: una Elisabetta Canalis oversize, cellulare all’orecchio, china a guardare negli occhi l’ignaro passante — sempre che il suo sguardo non sia stato già calamitato dalla scollatura messa in risalto da un ridotto bikini rosso. È un’immagine dell’ultima campagna Tim. E da oggi, per gli inglesi, è il simbolo dell’ «arcaicità» del popolo italiano.

«Dal mio trasferimento a Milano, tre anni fa — scrive Adrian Michaels —, mi sono chiesto perché nessuno sembri preoccuparsi dell’uso incongruo che viene fatto della donna nella pubblicità e in tv… Davvero gli italiani, e in particolare le italiane, ritengono accettabile “vendere” quiz in prima serata stimolando i genitali maschili invece del cervello?». Segue reportage sul «Paese che ha dimenticato il femminismo »: Michaels elenca i balletti de L’Eredità, la gara per la successione al «trono» delle Veline, Ilaria D’Amico di cui «nessuno può dire che non conosca il calcio»,mache va in onda «invariabilmente in tubino nero», in piedi, circondata da ospiti «tutti uomini, tutti in giacca e cravatta, tutti seduti». In Gran Bretagna o negli Usa, sostiene il Ft, «questo susciterebbe reazioni di ogni tipo»; in Italia, l’abitudine ha avuto la meglio.

Sottoscrive il ministro Emma Bonino, lei che è un’«eccezione » alla regola: «Il movimento femminile non ha mai spinto per riforme strutturali». Nel Belpaese, conclude Michaels, essere donna significa ancora «dolore e sofferenza (un riferimento agli ospedali che rifiutano l’epidurale, ndr), maternità e pasta, banche chiuse (simbolo dei servizi che ignorano i bisogni delle lavoratrici, ndr)». Ovvio, quindi, che le italiane si dividano in mamme «confinate in cucina a fare i ravioli» e figlie che cercano il successo attraverso la bellezza. Magari in formato due metri per sei. Il punto, come spiega al FT il pubblicitario Sergio Rodriguez, direttore creativo di Leo Burnett Italia, «è che qui, anche quando non serve, usi una donna».

«Ma è proprio questo il problema: la mancanza di creatività — replica Alberto Abruzzese, sociologo delle comunicazioni di massa —. Pensiamo alle condizioni di lavoro dei nostri creativi, ai budget, all’assenza di formazione…». Va bene, ma la tv? Non è che lì vada meglio. «Che posso dire? È vero, punto.Manel sistema Italia, a partire dagli anni del boom, il corpo è considerato una ricchezza. Nella prima fase della sua presenza sullo schermo, poi, si doveva combattere il bigottismo della tv di Stato; e in questo momento, in cui avverto sinistri segnali di bigottismo strisciante, mi sento di ribadirlo ». Quanto alle donne, «mi pare che rispetto ai parametri del femminismo storico abbiano sviluppato maggior leggerezza».

«Ma le donne protestano, eccome — si infervora la giornalista palestinese Rula Jebreal (che un ospite non identificato, nell’ultima puntata di Annozero, definì “gnocca senza testa”, ndr)—. Il punto è che abbiamo bisogno del Ft per commentarlo, come se la questione non fosse palese; il mondo intero ci osserva e ride, e i nostri media ignorano il problema. L’Italia critica spesso il mondo arabo e musulmano, ma quando si tratta di guardare al ruolo delle donne nei media, in politica, dicono “ah no, è un’altra cosa”. L’ultimo stadio è la mancanza di diritti, è vero. Ma il primo gradino è spingere una donna a spogliarsi e stare zitta per apparire ».

tratto da Il Corriere della Sera

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4 Risposte to “L’Italia: il paese delle donne nude”

  1. alex Says:

    Credo che il fenomeno della donna “fieramente” oggetto non sia solo italiano, ovvio che per un italiano è particolarmente scandaloso visto che siamo gli zimbelli di quest’Europa avanti 10 anni rispetto a noi. Il caso del sud america (Brasile soprattutto) che vede altrettante giovanissime ambire a ruoli inaccettabili in altri paesi, ne è un altro cattivo esempio. E’ incredibile quanto anche l’argomento “nudità” sembri così scontato, quasi come se la vera conquista degli anni di lotta sia stata la libertà di spogliarsi senza essere chiamata “tr***” e di civettare in pubblico consapevoli e fiere di essere così maledettamente scontate, tanto quanto la reazione testosteronica sollecitata. Ciononostante credo che questo problema si accumuli a tutti quelli emersi da una decina d’anni a questa parte in cui anche noi neo-trentenni ci ritroviamo a notare differenze enormi da generazioni a noi vicinissime. Voglio dire, penso proprio che si tratti di un fenomeno “giovane” e non ho la minima fiducia nell’auto-disciplina di ‘sti pischelli cresciuti senza i genitori in casa…d’altra parte, però, non ho la minima intenzione di diventare il nuovo “papà etico” dell’Italia 2007. Inoltre sappiamo anche troppo bene quale tipo di “denaro-sofia” domina l’industria pubblicitaria e di marketing, almeno in Italia. Nessuna meraviglia insomma, solo uno spiacevole senso di delusione…

  2. alex Says:

    E’ uscita proprio stamattina su Repubblica la lettera di risposta di una lettrice, avvenente pluri-laureata 39enne – a detta sua – che lamenta non tanto il finto femminismo italico quanto l’infantilismo maschile vigente..da leggere, di sicuro un punto di vista più autorevole del mio, in quanto uomo 😉

  3. virginia Says:

    ho letto l’articolo..sinceramente io non accendo piu la tv, sono davvero nauseata,per parlare di qualunque cosa si usano le donne…cmq dalla parte del web le cose nn cambiano,per esempio un titolo a caso: “LE RAGAZZE DEL MOTOR SHOW DI BOLOGNA” ma che straminchia me ne frega a me delle ragazze!!!il titolo dovrebbe essere “LE MACCHINE ecc”..vabbè comunque per chiuderla breve stè cazzate ci hanno appiattito il cervello…bisogna spegnere la tv…

  4. silvia Says:

    ank’io ho letto l’articolo….cosa dire, non trovo scandaloso in se il fatto che le “donne”debbano spogliarsi per far parte di un mondo che per certi versi nonnostante la modernià continua ad essere escusiva prerogativa maschile nella sua forma mentis…..bensì, trovo assurdo l’arretratezza del sistema di comunicazione italiano, dall’advertising fino ad arrivare alla tv.
    L’Italia fa fatica ad innovarsi, a lasciarsi andare inseguendo nuove forme di creatività, a sperimentare….è più facile restare su vecchi cliscè….ingiusto quindi dare tutta la colpa a queste donne, sono solo il capro espiatorio di un sistema da ridefinire.

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