Finding Seguela

questi brani sono tratti da un’intervista del 1998

Parliamo della pubblicità che si trova in Internet. Quali stimoli Le suggerisce questo nuovo mezzo?
Internet sarà il grande media del futuro, nel giro di dieci anni gli investimenti sulla rete saranno equivalenti a quelli per la televisione. Ci sarà un rovesciamento fondamentale nell’economia pubblicitaria. Decine di reti televisive moriranno per il beneficio di Internet. Tutto questo avverrà se i creativi riusciranno a dare anima e corpo a questa comunicazione che oggi è puramente elettronica e totalmente nauseabonda. Stiamo creando dei canali virtuali che irrigano il mondo ma se non siamo capaci di farci scorrere il sangue dei poeti, distruggeremo forse la più bella invenzione della comunicazione di ogni tempo. E’ fondamentale che i grandi creativi si applichino sulla rete, perché oggi chi crea le pagine web? Giovani informatici di diciotto o vent’anni che non hanno ancora nessuna vera cultura della creatività. Non sono grandi creativi ma più dei navigatori pazzi che poco a poco distruggono, ancor del suo nascere, la cultura e il linguaggio della rete. E’ un vero grido d’allarme che lancio: non possiamo lasciare la rete nello stato di povertà creativa nel quale si trova. Oggi la creatività risulta essere debole in rete perché non si ha ancora diritto all’immagine in movimento. In ogni caso è un’immagine troppo lenta da caricare anche se fra tre o quattro anni tutto si accelererà. Quando la rete diventerà uno schermo come quello televisivo, tutta la potenza dell’immagine in movimento porterà Internet verso la vera creazione.

Cosa implica, nell’ideazione di una pubblicità per Internet, la consapevolezza dell’interattività di questo mezzo?

Passiamo dall’età del ‘clip’ a quella del ‘clik’: sono due concetti completamente diversi. Nel clip vediamo una successione di immagini in modo passivo che ci inglobano nel loro vortice. Il clik è un’azione: io decido se vedere un’immagine piuttosto di un’altra; divento il mio stesso realizzatore, il mio direttore della comunicazione. Questo significa che la creazione iniziale deve essere molto aperta e quasi nomade. La creazione pubblicitaria fino ad ora mi obbligava a passare attraverso il collo di bottiglia del messaggio da fornire. La comunicazione in rete è esattamente il contrario di questo collo di bottiglia, poiché parte da un punto preciso e permette di aprire direzioni in ogni senso. Fino ad ora la comunicazione dipendeva dall’emisfero sinistro, quello della razionalità, del rigore e della ragione. Il web dipende invece dall’emisfero destro, quello della creatività, della passione e della follia. La rete ci porterà sicuramente su spiagge sconosciute, completamente diverse; tutta la cultura e l’intelligenza del mondo vacillerà. Gutemberg ci ha plasmati ad una razionalità che ci ha sfiniti; finalmente non abbiamo più nulla da inventare in quel settore. Ma il settore della ‘sragionatezza’ è illimitato e il web ci permetterà di esplorare uno spazio folle che può essere quello dei poeti. I venti secoli che abbiamo vissuto sono stati i secoli degli ingegneri: hanno inventato macchine, scavato canali e posato cavi intorno al mondo. Domani bisognerà riempirli di contenuto ed è per questo che l’avventura sul web è la grande avventura del terzo millennio.

La pubblicità su Internet, diretta ad un pubblico già selezionato e ben mirato, offre la possibilità di diffondere maggiori quantità d’informazioni? E’ una pubblicità che può essere più motivata e più dettagliata?

Passiamo dalla società di consumo a quella dell’informazione. Alvin Toffler, il grande futurologo americano disse che “l’informazione è denaro, e sarà il dollaro di domani”. La comunicazione si riavvicinerà sempre più al giornalismo, i pubblicitari dovranno diventare reporter, cercare informazione su i loro prodotti e sulle concorrenze, dovranno nutrire il consumatore con più informazione possibile. La pubblicità era un mezzo un po’ fascista di comunicare perché era un monologo della comunicazione, si infilavano “chiodi” nella testa delle persone; diventerà molto più democratica perché ognuno avrà la possibilità di scegliere l’informazione che vorrà. Fino ad ora la pubblicità ci veniva a cercare, domani sarà il consumatore che andrà a cercare la sua informazione tramite la pubblicità: è un passo avanti formidabile per la democrazia.

Crede, quindi, che l’uso di mezzi interattivi riesca a trasformare il consumatore in fruitore e cliente attivo?
La pubblicità e la consumazione non sono altro che specchi dei popoli. In questo fine secolo, l’uomo sulla terra ha voluto lasciare la sua stessa società, il suo stato di oggetto per diventare soggetto. Ha voluto partecipare ad ogni livello che sia culturale, economico o politico. Oggi, se ci sono così tante visite ai musei è perché la gente vuole toccare con mano propria le opere d’arte. Ieri la cultura era libresca, oggi è diventata sensoriale e si tocca con un dito. Più si andrà avanti e più l’uomo diventerà reattivo e fatalmente la consumazione e la comunicazione andranno di pari passo. Non si sa quali saranno i limiti. Da qui a trent’anni la gente vivrà principalmente a casa visto che per il 2020 un acquisto su due si farà a casa e che un impiego su due sarà a casa. Le persone lavoreranno metà del tempo di oggi, la settimana lavorativa sarà di tre giorni; l’individuo avrà due stati: quello della consumazione passiva a casa e uno stato nomade dell’uomo. L’individuo circolerà sempre più, saltando le frontiere che tra l’altro saranno abolite. Andrà a “strofinare” il proprio cervello con quello degli altri e raccoglierà una curiosità nuova venuta da altrove. Penso che il tempo che arriva, dopo un XX secolo molto sedentario, sarà un grande tempo di nomadismo e che finalmente si ritroverà l’inizio dell’umanità, visto che l’uomo ha cominciato nomade.

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