condom’s complain

Davvero non me lo riesco a spiegare. Sto sul cazzo a tutti. Dicono che sono antipatico, arrogante, egocentrico. Che voglio stare sempre in mezzo. Eppure non dovrei esserlo, faccio un sacco di bene a tantissima gente. Ma gli umani sono fatti cosi’. Nascono e vivono per morire, nel frattempo esercitano  l’ingratitudine. Il nonno, me lo diceva sempre: “guagliò  ricordati: fai il bene scordartene e fai il male e ricordatene.”. Allora ero solo un ragazzo e non sapevo nemmeno che forma avesse il tappo di una plastica. Oggi che ho un po’ più esperienza del mondo, degli uomini e delle plastiche dico sempre:  “ fai il bene e guarda che te ne viene”. Comunque, visto che riguardo a me i più la pensano come vi ho detto,  ho dovuto imparare presto a difendermi. Sono stato sempre magro, sottile, piuttosto agile e veloce. Non avendo grossi muscoli ho  dovuto imparare presto a  far funzionare la testa. Quando in mezzo alla foresta  con gli altri latticini giocavamo a nascondino, mi infilavo dappertutto. Mi infrattavo tra i pistilli dei fiori e nelle caverne scavate dal tempo sui tronchi. Era più forte di me: appena vedevo un buco mi ci tuffavo dentro. Badate, si trattava di  posti pericolosi, tetri, bui. Mica pugnette.A volte mi cercavano per giorni  senza trovarmi mai. Più di una volta mi hanno dato per morto. Ma da quei posti riuscivo a venirne fuori sempre vivo. Tornavo a casa tutto inzuppato di polline e quella iena della mia matrigna, se non era impegnata a succhiare il collo di qualche vecchia bottiglia di tetrapak,  me le dava di santa ragione. Non piangevo mai, mi tenevo tutto dentro, e dal  mio unico occhio nessuno ha mai visto uscire nemmeno una goccia. Questa è la mia condanna, a volte è durissima. Nessuno può scegliersi il proprio destino, ci vuole fortuna, io non ne ho avuta per niente. Il mio è  proprio un destino del cazzo. Trattenere le lacrime, per evitarne molte di più al mondo. E’ questa la mia triste missione.  Là fuori è pieno di lacrime avvelenate, mai sentito parlare di quelle di coccodrillo? E’ questo il punto,  se mi dessero retta un po’ di più ci sarebbero molti più coccodrilli con gli occhi asciutti, molti di più in ogni caso. Garantito al limone. Comunque, visto che le prendevo sempre dalla mia matrigna e dai suoi magnaccia, ho dovuto affinare negli anni il mio innato  talento di incassatore. Ma restavo comunque smilzo e cosi’ ho iniziato a fare un po’d’esercizio. Mi appendevo ai rami più alti e mi lasciavo andare fino a che i i piedi non toccavano terra e poi con grande sforzo mi ritiravo su fino in cima.  Sentivo le braccia smagliarsi, faceva un male cane. La sera ero tutto un dolore, pieno di acido lattico. Mangiavo banane, bacche selvatiche e uova strapazzate che rubavo dai nidi d’uccello quando mi  arrampicavo sugli alberi.  Dopo un po’ iniziai a metter qualche grammo di muscoli. E  un po’ di colore, viola più che altro,  attorno agli occhi di chi  pensava di poter continuare a fare il prepotente con me. La matrigna si incazzava, diceva che cosi’ facendo e con me fra i piedi, visto che già era brutta come la morte , i suoi clienti non l’avrebbero cercata più. Anche per questo abbandonai la mia casa per inoltrarmi alla fine della foresta. Avevo sentito parlare di uno stregone che insegnava la nobile arte. Dopo tre giorni di digiuno, quando ormai ero allo stremo delle forze, fu lui a trovare me. Si chiamava Pablito Ernesto Duron. Faceva paura, aveva una pelle che non avevo mai visto fino ad allora, più bianca della mia e più dura  di quella di un rinoceronte. Era più magro di me, ma tre volte più forte e più resistente. Era un miracolo vederlo rompere le bacche con la forza di una sola mano. Per tre lunghi anni ho lavorato sodo, seguendo alla lettera ogni insegnamento del mio maestro. Mi faceva appendere a testa in giù  su una corda tesa sul letto del fiume, mentre la grande cascata  attraversava il mio corpo fin quasi a farmi esplodere. Dovevo restar fermo in quella posizione per ore, e resistere.  Senza fiatare mentre il sangue mi riempiva la testa. Il maestro diceva che serviva alla mia missione, che avrebbe temprato il mio spirito. Io obbedivo. Il maestro diceva che solo i più forti riuscivano a superare quella prova. Mi era molto di conforto e mi aiutava ad affrontare prove ancora più difficili. Come quando col maestro sulle spalle dovevo scalare la gola di Woodcock e una volta in cima restare in equilibrio su una pietra appuntita, mentre i venti furiosi  del nord brigavano per farmi cadere, gelandomi d’inverno e avvampandomi d’estate.Poi un giorno qualsiasi,  il maestro mi invitò  nel suo capanno a bere silicone e mi disse che non aveva più niente da insegnarmi. Mi aveva sempre parlato di un posto dove avevano bisogno di guerrieri. Ancora ubriaco attraversai la foresta fino ad arrivare in una minuscola città dove l’unica cosa viva sembrava essere la stazione dei portafogli. Coi pochi spicci che mi erano rimasti presi  il primo portafoglio per Puhket. Ho viaggiato di merda, in mezzo a sciacalli dal fiato pesante, sporchi, brutti e puzzolenti come orchi. Da quando sono arrivato qui, mi batto ogni giorno. Non so mai prima chi sarà il mio avversario. Può essere chiunque. Spesso proprio chi non ti aspetti. E quelli sono i più pericolosi.Il mio nemico sa nascondersi bene ed è subdolo come una vipera. Basta un attimo di distrazione e sei sfottuto per sempre.Ma io continuo a combattere. Voglio diventare il campione del mondo, il più forte di tutti.  Voglio combattre per altri cinque anni e poi ritirarmi pieno di fama e di gloria. Forse cosi riuscirò più simpatico. E magari mi trovo qualche amico vero è una plastica da amare per tutta la vita. Non voglio fare la vittima, forse è anche colpa mia. Può darsi che involontariamente io confermi tutti i pregiudizi che le persone hanno su di me. Però, che diamine: sono elastico di natura,  mi adatto ad ogni situazione, ho senso della misura, non sono affatto invadente e dove mi metti li’ sto. Ciononostante ho come l’impressione che la gente mi usi. Fin quando possono si approfittano di me, abusando della mia disponibilità e poi mi gettano nel cesso.  Anche con le plastiche va più o meno cosi.E che mi avete preso per un preservativo qualsiasi?

 

 


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